Istanbul 2026
Istanbul non si studia, si sente. E noi siamo arrivati già carichi di aspettative — i minareti, il Bosforo, i bazar — solo per scoprire che la città reale era qualcosa di più complicato e più bello di qualsiasi immagine avessimo in testa.
Il primo mattino è cominciato prima dell'alba, alla Moschea di Ortaköy, con le luci del Ponte del Bosforo ancora accese e il cielo che virava dal nero al blu senza che riuscisssi a decidere quando smettere di scattare. È lì che abbiamo capito che Istanbul non ti dà il tempo di prepararti: ti prende per mano nel buio e ti porta direttamente dentro.
Fener e Balat ci hanno fermati più a lungo del previsto. Le case pastello inclinate, i vicoli in salita, i caffè nascosti nei cortili — è il tipo di quartiere dove si entra con un'idea di rotta e si finisce per perdersi, e va bene così. La luce del pomeriggio sul mattone rosso del Liceo Greco è una di quelle cose che non dimentichi.
La Cisterna Basilica, Hagia Sophia, la Moschea Blu: posti che abbiamo visto in migliaia di foto e che, nonostante tutto, ci hanno comunque sorpreso. Non per la grandiosità — a quella eravamo preparati — ma per i dettagli. Le uova di struzzo appese tra le lampade della Süleymaniye, ad esempio.
Certe inquadrature che si aprono solo se hai la pazienza di aspettare che la luce cambi.
La crociera sul Bosforo al tramonto è stata la sintesi di tutto: Europa a destra, Asia a sinistra, lo skyline di Sultanahmet che si accendeva di arancio, i traghetti che tagliavano l'acqua. Non servivano parole.
La mattina dopo eravamo già a Piazza Taksim, con il rumore della città moderna intorno — il monumento alla Repubblica, la moschea nuova che ridisegna lo skyline, e poi İstiklal Caddesi che si apre davanti come un film: un chilometro e mezzo di palazzi liberty, gallerie dimenticate, chiese nascoste tra i negozi e la folla che non si ferma mai. E in mezzo a tutto questo, il tram rosso — il Nostaljik Tramvay — che avanza lento e imperioso come se il tempo intorno a lui non contasse. Fotografarlo non è difficile. Smettere di fotografarlo lo è. Da lì, il traghetto da Karaköy ci ha portati sull'altra sponda.
Il lato asiatico ci ha restituito un'altra Istanbul — più lenta, più sua, meno per noi. Il mercato di Kadıköy, il tram che scivola tra i platani, il lungomare di Moda con i giovani seduti sugli scogli a guardare il mare. Una città che non finisce mai di sorprenderti.
Siamo partiti per fotografare Istanbul. Siamo tornati con la sensazione di averne vista solo una parte — e con la voglia di tornare a cercarne il resto.
Durante l'incontro di restituzione sono state selezionate le foto più significative di ogni autore, per raccontare attraverso gli scatti la complessità e la bellezza di questa città sospesa tra due continenti.
Autori:
Domenico Durastante
Carla Sogos
Carlo Viola
Alessandro Ioannucci
Fernando Nigro
Francesco Vinelli
Teresa Urso










































